Hans-Joachim Staude

 Port-au-Prince, Haiti  1904 – Firenze 1973

Autoritratto, 1971
Olio su cartone, cm 43 x 48

Hans-Joachim Staude è un pittore tedesco tra i più interessanti – e in un certo senso “eccentrici” – della sua generazione.

La sua ricerca, però, non è ancora conosciuta come dovrebbe, in particolare in Italia, dove ha vissuto e lavorato a Firenze. Manca uno studio criticamente più puntuale della sua stretta connessione con la pittura del Novecento Italiano, da Ardengo Soffici a Felice Carena, nel quadro del classicismo moderno dell’arte europea fra le due guerre: un rapporto profondo, che rende l’artista uno dei più “italiani” fra i pittori tedeschi del XX secolo.

Nato a Port-au-Prince (Haiti) da genitori tedeschi, Staude si forma ad Amburgo, dove nel 1918 vede la prima grande mostra di Munch. Subito dopo entra in contatto con l’Espressionismo tedesco della “Brücke” e in particolare con Schmidt-Rottluff. La sua ricerca è segnata in questo periodo da una sottile dimensione introspettiva e da una forte ispirazione filosofica.

Nel 1920 decide di dedicarsi alla pittura e nel 1922 abbandona l’Espressionismo. Nel 1925, dopo un periodo trascorso ad Amburgo, parte per Firenze e negli anni successivi si divide tra la città toscana, Amburgo stessa e Parigi. Nel 1929 si stabilisce definitivamente a Firenze dove lavora tutta la vita, avvicinandosi alla “moderna classicità” dell’arte italiana fra le due guerre.

Sono di questi anni, e del decennio successivo, una serie di figure di intensa plasticità, quasi scolpite più che dipinte; una serie di paesaggi eseguiti alla maniera classica, che superano il senso dell’attimo propria dell’Impressionismo ed escono dal fluire del tempo; una serie di nature morte, in cui la cultura tedesca di Staude riaffiora con l’introduzione di simboli dell’effimero e della morte. Tipico dell’artista è un colore introverso ma intenso, dalle valenze elegiache e liriche. La formazione espressionista, pur superata, rende i suoi dipinti diversi e per certi aspetti unici nel panorama del periodo, più attento al disegno che al colore.
Anche nel dopoguerra Staude continua con grande coerenza la sua ricerca, rimanendo ancorato alle sue peculiari problematiche figurative, ed eludendo l’informale e l’astrattismo. Tuttavia si avverte nelle sue composizioni un sempre maggiore desiderio di essenzialità, mentre il colore acquista una dimensione sempre più effusiva.

Francesco Poli, Elena Pontiggia

Uno sguardo sul faro di San Giorgio Maggiore
e sul luogo dell’evento
nella sede della Fondazione Cini
Pastello su carta, 1971

Fondazione Giorgio Cini

Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

"Hans-Joachim Staude e l’arte del Novecento italiano"

Mostra (18-22 novembre 2015)
Convegno studi (18-19 novembre 2015)

A cura di Francesco Poli ed Elena Pontiggia

Mentre gli anni recenti hanno visto un recupero del Ritorno all’ordine, a cui anche Staude, sia pure in modo autonomo e con particolari specificità, si può avvicinare, la sua figura è rimasta fuori da questo insieme di ricerche. E questa è certamente una perdita – non solo per il giusto riconoscimento dell’opera dell’artista, ma anche per la conoscenza del panorama complessivo dell’epoca.
L’esposizione retrospettiva che si intende realizzare si propone di indagare anche questo aspetto, ricollocando meglio Staude nell’ambito del suo tempo. Saranno esposte circa ventisette opere, tra le più significative dei diversi periodi della sua produzione creativa. Si farà riferimento alle precedenti mostre (in particolare a quella molto importante al Palazzo Pitti di Firenze), ma ampliando l’analisi del linguaggio pittorico e documentando (attraverso scritti dell’autore e testimonianze inedite) il background teorico e culturale dell’artista.
Momento centrale della mostra sarà un convegno con la partecipazione dei maggiori studiosi del periodo.

Catalogo della mostra, programma del convegno e altri materiali si possono scaricare qui:

 

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Iniziativa realizzata in collaborazione con:

Si ringraziano:
il Consolato Generale di Germania (Milano),
la Ernst von Siemens Kunststiftung, la Rudolf Augstein Stiftung,
la Martha Pulvermacher Stiftung e la Fondazione Zoé (Zambon Open Education)
per i loro generosi contributi alla realizzazione del progetto.