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Biografia (9/10)
Italia, 1942-1945. La guerra

Da militare con la figlia Angela, davanti a casa Il fascismo non impedisce a Firenze di attraversare negli anni trenta il periodo più splendido di questo secolo. Città e campagna sono all'apice della loro bellezza e fanno da cornice ad una vita culturale e mondana che solo la guerra spazzerà via.
La grande casa di Bernard Berenson, quella di Charles e Olga Loeser, quelle dei Passigli, dei Pasetti, dei Franchetti, degli Anrep, dei Brewster e dei Gronau, le case dell'aristocrazia e dell'alta borghesia della città, accolgono gli studiosi e gli artisti europei che fanno o faranno parlare di sé. Hans-Jo, che i fiorentini chiamano ormai "Anzio", partecipa a questa vita con il suo quasi proustiano talento per la mondanità. Marie-José, principessa di Piemonte e brevemente regina d'Italia, nel 1941 diventa prima sua allieva di tedesco, poi anche amica e protettrice.
Lo scoppio della guerra colpisce Staude profondamente. La distruzione dell'Europa - in cui credeva non in senso politico, ma come entità culturale - equivale per lui alla distruzione di uno dei grandi patrimoni dell'umanità'. Soffre d'essere tedesco, di appartenere a quelli che usano la violenza e parlano di nazionalismo quando lui crede nel contrario, e s'impegna ad arginare questa tendenza (vedi i temi che fa scrivere ai suoi allievi di tedesco e l'introduzione con cui li pubblica).
Nel 1942 viene richiamato nella Luftwaffe e stazionato, come interprete, in Italia. Per tre anni non dipinge più. "Le quotidiane notizie di distruzioni ti fanno sentire come sotto una cappa di piombo [...]. Non ci sono mezzi materiali contro questo ostinato materialismo. Solo da qualcosa di spirituale può venire la guarigione", scrive alla madre. Nel 1943 Renate deve trasferirsi con Angela in Germania. Lui stesso stringe durante la guerra le nuove amicizie che lo accompagneranno lungo la seconda metà della sua vita.
Nel 1945, durante la ritirata tedesca, Staude riesce, nelle vicinanze di Milano, ad allontanarsi dal camion militare che lo sta riportando in Germania. Getta l'uniforme e si nasconde con l'aiuto di amici partigiani; poi si arrende agli americani: gli è impensabile lasciare l'Italia. Dopo alcuni mesi di prigionia ritorna a Firenze, e di questo nuovo ritorno all'amata città - dove ritrova la madre incolume e la casa e lo studio miracolosamente intatti - scrive a Renate che è come se la vita gli venisse regalata per la seconda volta.
Riprende la sua pittura; la società però sta cambiando radicalmente e la sua "carriera", che prima della guerra si era così bene avviata, non decolla più. "L'esistenza ha qualcosa di stranamente provvisorio", scrive nel 1948 all'amico Hans Kammeier, un musicista di cui era diventato amico a Monaco. "Ogni ordine e ogni misura paiono minati. E il futuro avanza dietro a una maschera nemica.